Iomare di Alessandra Palombo
di Anna Maria Fabiano
di Anna Maria Fabiano
«Mai ho
visto una prima volta il mare, di pochi giorni mi posarono sull’onde».
Questo accade a chi nasce vicino al mare, quasi parte di esso: così è per Sandra Palombo, membro del comitato direttivo del Centro Nazionale di Studi Napoleonici e di Storia dell’Elba, che si sente isolana e che affida ai gabbiani e alla salsedine della sua Isola la storia di se stessa, delle sue emozioni e del suo crescere tra umori e naufragi, zattere e gabbiani, fughe e ritorni.
E orizzonti da solcare, attraverso la mutevolezza della coreografia dei mari, che non a caso sono narrati al plurale.
Tra citazioni, stralci di articoli, meditazioni sul senso della poesia, sulla impossibilità di determinare una poetica che sia universale, se è vero, com’è vero che mare e poesia cercano, attraverso il logos, di fuggire la realtà e non di forgiarla, restando mutevolezza e trasformazione, Sandra crea le sue sezioni dal primo al settimo mare, accompagnandosi nella sua biografia affidata a un verso, a un ricordo, a una presagio, a una ricerca di astrazione calviniana nel proprio cantuccio, libero dalle pastoie dell’esserci senza fusione con lo spirito e la libertà dell’espressione.
Questo accade a chi nasce vicino al mare, quasi parte di esso: così è per Sandra Palombo, membro del comitato direttivo del Centro Nazionale di Studi Napoleonici e di Storia dell’Elba, che si sente isolana e che affida ai gabbiani e alla salsedine della sua Isola la storia di se stessa, delle sue emozioni e del suo crescere tra umori e naufragi, zattere e gabbiani, fughe e ritorni.
E orizzonti da solcare, attraverso la mutevolezza della coreografia dei mari, che non a caso sono narrati al plurale.
Tra citazioni, stralci di articoli, meditazioni sul senso della poesia, sulla impossibilità di determinare una poetica che sia universale, se è vero, com’è vero che mare e poesia cercano, attraverso il logos, di fuggire la realtà e non di forgiarla, restando mutevolezza e trasformazione, Sandra crea le sue sezioni dal primo al settimo mare, accompagnandosi nella sua biografia affidata a un verso, a un ricordo, a una presagio, a una ricerca di astrazione calviniana nel proprio cantuccio, libero dalle pastoie dell’esserci senza fusione con lo spirito e la libertà dell’espressione.